|
IL MUSEO DELLO STRUMENTO MUSICALE A REGGIO CALABRIA
Questa breve storia del Museo è un articolo-inchiesta apparsi sulla rivista periodica del DLF di Reggio Calabria a Novembre 2007 ed è frutto dell'impegno di Gino Rossi, attento studioso ed appassionato osservatore di quanto avviene nelle nostra realtà. A lui il nostro grazie
La terra di Calabria, e ancor più Reggio, “bella e gentile”, oltre alle rare doti che madre natura ha loro profuso, per alcuni aspetti in maniera quasi unica, pur se poi gli uomini colpevolmente deturpano, racchiudono in se anche un grande patrimonio di tante altre ricchezze, molto spesso poco ricordate se non considerate del tutto scomparse, tracce di un mondo ritenuto ormai lontano per tanti, o addirittura totalmente ignorato per altri come se non fosse mai esistito, giovani in primo luogo.
Fortunatamente però, a riscoprire, a curare e salvaguardare questi “preziosi forzieri” che ci “raccontano” e ci “parlano” di tradizioni, di usi e costumi nostri e di altri popoli e di altre culture, cioè parte della nostra storia, ci sono uomini e donne capaci e competenti, custodi attenti e innamorati che con la loro instancabile opera di ricerca e di raccolta contribuiscono a rendere più ricchi e importanti, anche se quasi sempre a prezzo di grandi sacrifici personali, compresi quelli economici.
E ciò non solo perché mossi dalla loro indubbia forte passione di grandi amatori, ma anche in quanto convinti di recuperare e valorizzare così l’immagine, il carattere e l’anima di antiche usanze, di testimonianze, di pregevoli forme d’arte e di cultura, riproponendole alle nuove generazioni e a chi ne era ormai dimentico. Un notevole contributo alla storia e al sapere, che aiuta sicuramente a far conoscere meglio e a rileggere il nostro passato, oltre che a far risvegliare la memoria e l’interesse di chiunque non voglia ancora perdere l’occasione di poter ammirare autentici gioielli, viene dato e reso possibile dai tanti piccoli Musei allestiti e curati con molta perizia e maestria e che a Reggio sono tanti.
Dopo il Museo del Presepio di Ninì Sapone di cui abbiamo trattato nel numero precedente di questa Rivista, anche in concomitanza con le Feste Natalizie, un’altra realtà non meno ricca di fascino della quale ci occupiamo in questo numero, è il Museo dello Strumento Musicale di Reggio Calabria, voluto, allestito, organizzato, valorizzato e curato da un grande appassionato ed esperto qual’è il dottor Demetrio Spagna, già medico chirurgo presso gli Ospedali Riuniti della Città, ora fresco pensionato e quindi tutto casa e Museo.
Nato per il pubblico nel 1997, espressione dell’Associazione Culturale per la tutela dello Strumento Musicale che già collezionava e possedeva molti esemplari sotto la guida del nostro dottore che ne è anche il presidente, il Museo è stato sistemato nei locali dell’ex Stazione Lido, nella Pineta Zerbi, che le Ferrovie hanno concesso in affitto. La costruzione, nata durante i lavori di intubamento della strada ferrata dopo la demolizione della stazione storica, “La Succursale”, che i lettori più grandicelli certamente ricordano, non aveva certo le caratteristiche idonee ad un’ esposizione museale. Tant’è che Demetrio Spagna, senza scoraggiarsi più di tanto, mobilita amici e volenterosi e mettendo da parte il bisturi, si arma di falce, martello (accostamento apolitico), cazzuola e di quanto serve per tagliare erbacce, abbattere pareti e muri, ricostruire in maniera diversa, bonificare e rigenerare un locale tanto degradato da sembrare quasi irrecuperabile.
Finisce così il suo peregrinare che lo aveva visto trovare asilo con parte dei suoi “pezzi” prima negli stand della cosiddetta “Fiera Agrumaria” (1995), e poi presso il Villaggio Oasi sempre a Pentimele (1996), anche perché, per la scarsa sensibilità e il disinteresse degli amministratori locali per un impegno così importante e meritorio, volto anche al servizio culturale dei cittadini e dei turisti e alla salvaguardia di un patrimonio di valore storico, non permetteva altro.
Nella nuova sede, che è ovviamente quella attuale, ideale e comodo crocevia per i reggini, per le scolaresche organizzate e per i turisti visitatori, vengono finalmente sistemate in vetrine, bacheche, mensole, pannelli e piedistalli, le preziose rarità provenienti dai tanti diversi angoli del mondo, testimonianze di culture e popoli differenti che nella musica, cioè l’arte di combinare insieme i suoni, e nel modo di produrla, trovano da millenni l’espressione poetica e magica per comunicare emozioni, gioie, dolori, proteste, appartenenza.
La passione per la musica e per tutto ciò che produce suono armonico, gli strumenti musicali quindi, rigorosamente artigianali, fanno parte indubbiamente del DNA di Demetrio Spagna, cresciuto in mezzo alle melodie di buoni solisti parentali, nonno e zio con chitarra e mandolino, e al ritmare continuo, giorno dopo giorno, dei vicini di casa Mino Reitano e fratelli.
Ogni esemplare esposto nel piccolo Museo della Pineta Zerbi, ha una sua storia, un suo percorso e particolarità esclusive che il nostro dottore illustra sempre con grande emozione a tutti i visitatori, aiutato spesso in questo anche dalla figlia Valeria, esprimendosi con l’enfasi passionale e l’affetto di chi parla di una propria creatura prediletta. E così il turista, il cultore, le scolaresche apprendono come quel dato strumento è arrivato a far parte della preziosa collezione di Demetrio Spagna, quanto e come è stato pagato, o se è stato donato, cosa rappresenta nella cultura musicale del paese dal quale proviene, a chi o a quale maestro è appartenuto, ecc. , ecc.
L’organizzazione e la catalogazione dei “pezzi” (si va verso il migliaio) ha ovviamente una sua logica espositiva che raggruppa gli strumenti alle diverse famiglie di appartenenza a secondo che siano degli aerofoni (vedi glossario), cordofoni, idrofoni, membranofoni o meccano-elettrici.
Ognuno di essi, comunque, è accompagnato da un preciso cartellino esplicativo che ne illustra, in maniera tecnica ed esperta, tutte le sue caratteristiche (nome, origine, famiglia, specie, provenienza, ecc.).
Si passa così dal prezioso pianoforte a gran coda Petrof (Cecoslovacchia – 1946), sul quale l’illustre maestro Benedetti Michelangeli faceva scorrere le sue magiche dita durante le lezioni che teneva ad Arezzo, donato al Museo dal Circolo della Musica di Reggio, agli strumenti classici (chitarre, contrabbassi, balalaike, mandolini, violini, ottoni, fisarmoniche, ecc. , e a quelli tradizionali legati alle espressioni dei riti sacri locali o del folklore e detti anche poveri perché in genere ricavati da oggetti o cose utilizzate nella vita semplice di ogni giorno, ( pelli di animali, zucche, tavolette di legno, canne, ecc.) , o costruiti con manifattura artigianale tramandata da padre in figlio.
Una varietà, quella degli strumenti della tradizione, molto vasta , fantasiosa e multiforme, in genere di semplice fattura ma a volte anche artisticamente elaborata, che tutti i popoli, anche negli angoli più remoti del pianeta, usano per accompagnare i momenti più significativi, rituali o personali, gioiosi o tristi che siano, della loro vita quotidiana.
Tantissimi gli strumenti che appartengono a questo filone, dal piccolo scacciapensieri al grande Se o c’u – ch’in, un salterio a tavola (cordofono) della Regione di Pechino in Cina, o al mastodontico Timba, un tamburo (membranofono) su piedistallo del genere timpani, dell’artigianato dell’Uganda.
Volendone nominare una parte, anche per orientare il lettore interessato a visitare il Museo, si possono citare :
Tra gli aerofoni importanti sono le cornamuse come la Bagpipe scozzese del costruttore R.T. Sheperd; la Valinka con canna melodica cilindrica della Russia; la Gaita spagnola che si suona durante le feste e i matrimoni; il Mezoued della Tunisia, con serbatoio d’aria di pelle di capra e due canne melodiche appaiate che si suonano con entrambe le mani, e un terminale di corno di bue. E poi le Fisarmoniche, gli Organetti ad ancia libera, l’Accordeon, un modello russo con tastiera metallica ad una ottava e due bassi, e un Harmonium Adler del 1930 a 9 registri con pedali e mantici.
Nella sezione idiofoni da osservare con attenzione l’Anklung, un sonaglio di bambù con canne intonate assai raffinato che si usa a scuotimento ed emette un suono molto piacevole. Ne esistono di varie misure e si suonano in gruppi presso l’isola di Giava, Thailandia ed Indonesia; il Balaphon del Senegal costituito da listelle di legno con risuonatori di zucca nella parte sottostante. Si suona a percussione; il Mehraz del deserto marocchino, a percussione, il cui ritmo accompagna il canto degli sposi e le feste del giorno dell’hennè, un albero dalle cui foglie le donne estraggono una polvere colorante che serve a decorare mani e piedi della sposa e mano destra dello sposo; il Tamburo a fessura anch’esso uno strumento da cerimonia, o per diffondere segnali tribali, assai diffuso in Africa, Asia sud-orientale, Oceania, America centrale e meridionale; le Likembe – Marimba della famiglia delle Zanze africane costituite da una serie di linguette di metallo o canna o tavolette di legno duro di diverse misure, situate su assicelle o risuonatori di zucche vuote. Si suonano a pizzico utilizzando per lo più i pollici ( piano da pollice come il Thumb della Giamaica). Molto diffuso in Zaire, Congo, Gabon, Camerun, ecc. ; il Gong della tradizione musicale dell’estremo oriente, e poi ancora crotali, rin, chab, zil, la maninga, piccoli cimbali largamente utilizzati in Kenia, India, Marocco, Thailandia, Turchia, Costa D’Avorio, ecc.
Ancora nel reparto tamburi e timpani (membranofoni), a percussione diretta, da ricordare il damru e la tabla (India, Egitto), l’adufo a forma quadrata del Portogallo, il Nden-de del Senegal, piccolo tam-tam di terracotta e pelle ad una superficie battente, la Taarija del Marocco a forma di calice con piedistallo che viene offerto da suonare agli ospiti del padrone di casa nelle occasioni di visite di parenti e amici, il tamburo cubano, ecc.
Molto vasta e più conosciuta perché più comune e universale, e senz’altro più visibile, è la famiglia dei cordofoni. Essa infatti comprende tutti gli strumenti a corda che possono essere suonati con le dita, a pizzico o con arco o col plettro. E quindi i pianoforti, i liuti, i salteri, le lyre, le arpe, le chitarre, i violini, i banjo, ecc.
Tra i liuti spiccano le balalaike, strumento nazionale russo con la caratteristica cassa triangolare a fondo piatto o appena svasato, con ordini di corde doppie; l’Ud, dal caratteristico manico corto, proveniente dalla Turchia (Izmir – Istambul); la Banduria delle isole Filippine ma con origini spagnole; il Kora, un’arpa a 21 corde molto antica originaria della regione del Sahel (Africa occidentale) nella zona del popolo Mandingo. In uso anche in Mali, Gambia, Guinea, Senegal, era suonato dai griots che erano, a secondo l’occorrenza, oltre che i musicisti di corte, anche i buffoni, i consiglieri reali, i narratori, ecc., oltre ad essere presenti a tutti gli avvenimenti sociali più importanti; la Lyra di Creta, strumento ad arco conosciuto fin dall’antichità; la Lyra di Macedonia originaria della regione Balcanica; l’arpa celtica, il radioviolino della Romania, la Fidula popolare africana del Camerun, ad arco o a pizzico, con manico lungo in legno scolpito, tavola armonica in pelle e cassa di tartaruga; la Sarinda, una fidula popolare dell’India con manico corto, tavola armonica in pelle e cassa in legno scolpito; il Sarangi, fidula del deserto di Thar (India) al confine col Pakistan; il Sitar , strumento popolare a pizzico artigianale dell’India.
Nella famiglia dei salteri, oltre al già citato Se o c’un – ch’in cinese da tavolo che si suona pizzicando le corde metalliche (21con altrettanti ponticelli mobili) con le dita della mano destra munite di ditali mentre la sinistra le tasta per variarne il suono, da ammirare anche il Qanun, di origine araba, strumento a cassa di manifattura artigianale del 1930 circa, proveniente dalla città di Izmir in Turchia, lo Zhiter a cassa con corde, parallele tra loro, che scorrono lungo tutta la sua lunghezza, la Valiha del Madagascar, in canna di bambù con corde metalliche e ponticelli mobili in legno.
Di valore anche una ricca varietà di Chitarre, ( come la copia di quella storica costruita da un artigiano cosentino, con due manici muniti di tasti con sei corde doppie in uno e tre di bordone nell’altro, e con due fori di risonanza ), di mandolini, di Banjo (strumento ibrido introdotto in America dagli schiavi, con tavola armonica circolare in pergamena senza foro di risonanza e con cinque corde. La più corta, quella del dito pollice viene usata per la melodia, le altre quattro per l’accompagnamento), di Charango con la cassa armonica di armadillo, caratteristico dell’America Centrale, ecc.
Nello spazio riservato alla tradizione musicale Reggina e calabrese, alla cultura etnica, ai suoi maestri e ai valenti artigiani liutai ( Ciccio Lavilla, Giacinto Chirico, Domenico Calabrò, Salvatore Critelli), oltre agli immancabili e caratterizzanti organetti, alle zampogne, ai tamburelli, alle chitarre battenti e a quelle a doppio manico, ai mandolini, fa bella mostra di se un pezzo pregiato, unico ed esclusivo, che potrà fare storia: un violino in legno di bergamotto, un progetto curato e portato avanti da Salvatore Critelli, giovane liutaio, proprio nel laboratorio annesso al Museo, che dopo l’iniziale scetticismo, ha avuto favorevoli apprezzamenti, alquanto incoraggianti, espressi da autorevoli esperti e musicisti (Pietro Milev, Franco Barillà).
Attualmente il Museo è in fase di riorganizzazione e risistemazione espositiva, e si è tutti un po’ indaffarati come se si facessero le “pulizie di Primavera”. Infatti, sotto la guida attenta ed esperta di Demetrio, l’architetto Pasquale Mauro e la dottoressa Daria Lo Scavo, puliscono, tinteggiano e collocano nuovi pannelli con una disposizione più ariosa e appropriata degli strumenti musicali esposti, che vengono offerti così in maniera più visibile, e quindi maggiormente godibile, all’occhio del visitatore. Per fare ciò, però, probabilmente occorrerà sacrificare alcuni “pezzi”, accantonandoli momentaneamente, perché lo spazio non è più sufficiente a contenere idoneamente tutta la preziosa raccolta esistente.
La soluzione ideale, e necessaria, sarebbe quella di allargare l’area museale con nuovi locali arredati possibilmente con vetrine e teche più consone per poter salvaguardare gli strumenti, specie gli esemplari più piccoli, oltre che dalla polvere, anche dalla tentazione di qualche visitatore, diciamo così, “collezionista”.
Naturalmente ciò non è affatto facile, anche se il terreno c’è ed è proprio dietro la porta lato mare del Museo stesso. E non solo perché ovviamente occorrono i soldi, ma anche per la scarsa attenzione degli Amministratori della città e delle Istituzioni competenti, che invece dovrebbero essere molto più interessati e sensibili alla salvaguardia e alla valorizzazione di un patrimonio che indirettamente è anche un bene dei cittadini, oltre che un sicuro richiamo turistico e culturale.
E’ anche vero che il Museo ha ottenuto ultimamente un co-finanziamento dall’Unione Europea – POR Calabria – Beni Culturali, per un progetto che prevede la multimedialità, lo studio del patrimonio, la liuteria, ecc., ma lo stesso dovrà però farsi carico anche di una quota di circa 28.000 euro che potrà reperirsi solo ricorrendo ad un azionariato popolare e a versamenti liberi come a parte specificato. Un gesto meritorio e utile che varrà la pena fare.
Intanto il Museo continua a promuovere e realizzare incontri e iniziative tendenti a diffondere la cultura musicale e tutte le forme artistiche che ad essa si richiamano. Come il progetto Griot e il progetto Kordax, giunto già alla VI edizione, per l’insegnamento dei balli popolari tradizionali, come la “viddhanedda”, curato e diretto dalla dottoressa pediatra Nina Maria Miceli, moglie di Demetrio Spagna.
GLOSSARIO
AEROFONO – Ogni strumento che produce il suono con la vibrazione di una colonna d’aria (tromba, flauto, cornamusa, ecc.);
CORDOFONO – Qualsiasi strumento che produce il suono per vibrazione di corde tese (chitarra, violino, salterio, ecc.);
IDIOFONO – Tutti gli strumenti musicali il cui corpo vibrante è costituito dal corpo stesso dello strumento (campana, tamburo, gong, ecc.);
MEMBRANOFONO – Ogni strumento musicale in cui il suono è dato dalla percussione di una pelle tesa sopra una cassa di risonanza (tam-tam, timpani, ecc.);
LIUTO – Strumento a corde pizzicate originario del Medio Oriente e introdotto in Spagna dagli arabi e da qui diffusosi in tutta Europa con nomi e fogge varie. Nella forma medievale si ha un corpo convesso e un lungo manico solitamente d’ebano. Il foro di risonanza si apre sulla tavola armonica lavorato a intaglio come un rosone. Il numero delle corde può variare a secondo dei Paesi. Il liuto, le cui partiture musicali venivano scritte appositamente, era lo strumento principe per l’accompagnamento vocale.
SALTERIO – Strumento di origine ebraica , costituito da numerose corde tese su una cassa triangolare o trapezoidale che si mettono direttamente in vibrazione con le dita (anche munite con ditali) o col plettro.
Eugenio ROSSI
|





|